DISCUSSIONE 

I dati esposti, in linea con il ciclo vitale tipico di Ixodes ricinus, indicano che le zecche sono presenti in tutti i siti considerati, con una netta prevalenza dello stadio di ninfa , che è considerato il più aggressivo per l’uomo.

In rapporto alla zona di campionamento, la numerosità dei parassiti varia in dipendenza delle situazioni mesoclimatiche ed ambientali tipiche del territorio considerato, mostrando livelli di abbondanza e tempi di sviluppo alquanto diversificati. Questa differenza di distribuzione dei vari stadi nell’ambiente dipende dal comportamento degli ospiti e dal comportamento dei vari stadi in relazione al tipo di vegetazione nei vari siti.

Il rischio di contrarre un’infezione, vista la prevalenza di Borrelia burgdorferi ritrovata nei vettori, risulta strettamente legato non solo alla probabilità di contatto con Ixodes ricinus, ma anche al tasso di Borrelia  nella popolazione dei parassiti, che pure è legato in modo non lineare alla densità.

I risultati conseguiti consentono di confermare che la realtà epidemiologica bellunese ben si inserisce in quel contesto europeo che, a partire dalla fine del 1800, ha registrato la diffusione endemica delle borrelie. La prevalenza di Borrelia burgdorferi nelle zecche raccolte è, infatti, sovrapponibile a quella di altre realtà epidemiologiche dove la malattia di Lyme è endemica.

L’analisi dell’abbondanza dei vari stadi di sviluppo durante i mesi di ricerca, permette di valutare i periodi di maggior rischio per l’uomo. Mettendo a confronto l’andamento stagionale dei vari stadi si può notare uno sfasamento dell’attività tra gli stadi all’inizio del ciclo e quelli successivi. Per maschi e femmine l’andamento è pressoché analogo e costante, mentre diverso è quello per le larve e le ninfe. Gli adulti non mostrano particolari variazioni di presenza nel corso della stagione e hanno scarsa influenza sulla numerosità della popolazione totale. Larve e ninfe hanno un andamento caratteristico e condizionano la presenza di zecche sul territorio. Le larve compaiono solo a partire dal mese di giugno ed aumentano considerevolmente in luglio e agosto, mentre le ninfe sono abbondantemente presenti già a partire dal mese di marzo, per poi rimanere a livelli elevati e pressoché costanti fino ad agosto.

Le differenze strutturali e fenologiche tra le popolazioni confermano l’esistenza di un intreccio tra fattori geografico – altimetrici e distribuzione dei parassiti sul territorio. Il regime climatico del bellunese appare notevolmente favorevole alle zecche, come noto assai sensibili sia alla temperatura che all’umidità. L’abbondanza di precipitazioni nel periodo tardo – primaverile ed estivo assicura alle popolazioni di parassiti un elevato tasso di umidità nel momento della schiusa delle uova e della ripresa di attività delle ninfe. Nei siti posti a quote inferiori ai 700 metri s.l.m. l’effetto favorevole delle piogge si somma alla risalita della temperatura determinando una precoce attività delle zecche. Le condizioni microclimatiche che si instaurano in detti siti creano le situazioni più favorevoli per l’attività di questo artropode tra la vegetazione medio bassa di prati ed arbusti, e meno nel sottobosco di latifoglie.

Il rischio di puntura infettante nei siti considerati dipende essenzialmente dalla densità delle zecche e dal loro grado di infezione, che, come si è visto, a sua volta dipende dall’interazione tra zecche ed ospiti, dall’infettività degli ospiti e dalla loro densità. In questo studio la percentuale di artropodi infetti è quasi esclusivamente legata alla presenza delle ninfe infette (19%), in quanto nelle poche larve di questo periodo non è stato dimostrato alcun grado di infezione da Borrelia burgdorferi; tra gli adulti, solo i maschi sono risultati infetti (16%), ma la loro esigua densità rispetto alla popolazione totale delle zecche non appare rilevante nella presente valutazione. Anche nel nostro caso, le variabili più importanti nel condizionare la densità di ninfe infette sono le stesse che favoriscono l’attività delle zecche in generale, come il tipo di vegetazione (prati ed arbusti medio bassi), l’altitudine (sotto i 700 metri s.l.m.), le condizioni climatiche di umidità relativa (sopra il 50%) e di temperatura (intorno ai 18 – 20°C), e soprattutto la presenza di mammiferi ospiti.

E’ interessante ribadire che le ninfe sono lo stadio di sviluppo più abbondantemente ritrovato durante le varie raccolte. Esse, infatti, sono considerate lo stadio più pericoloso per la trasmissione della malattia all’uomo; il fatto che le larve sono raramente infettanti, parrebbe dovuto alla bassa frequenza di trasmissione transovarica. Gli adulti, anche se potenzialmente infetti, sono molto meno numerosi e, in caso di contatto, più facilmente individuabili, grazie alle loro dimensioni (Burgdorfer et al. 1991) (Gray 1991).

Sembra inoltre che l’efficienza della trasmissione di Borrelia tra una zecca e l’altra dipenda anche dai livelli di attività dei diversi stadi: è maggiore se lo stadio che trasmette l’infezione, cioè le ninfe, è attivo prima di quello che l’acquisisce, cioè le larve (Spielmann 1989).

Gli studi condotti in Europa hanno riportato una positività di infezione di Ixodes ricinus variabile dal 10 al 50% nelle zone endemiche (Mather and Ginsberg 1994) (Steere 1989); in Belgio si ha un tasso infezione di Ixodes ricinus da Borrelia burgdorferi sensu lato del 23% (Misonne 1989), in zone endemiche della Germania del 21,8% (Baumgarten 1999); nei Paesi Bassi sono state trovate differenze tra zecche adulte (11% di positivi) e ninfe (23% di positivi) (Rijpkema 1995); in Svizzera varia dal 9,7% al 47,5% (Péter 1995); in Slovenia si ha un tasso di zecche infette variabile dal 4 al 23% (Strle 1997), in Finlandia varia dal 19 al 55% (Junttilla 1999).

Uno studio condotto nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi nel periodo marzo – settembre 1995 da Grazioli (Grazioli et al 1997), ha dimostrato che l’abbondanza delle zecche è influenzata dall’altitudine (maggiore tra 800 e 1000 metri s.l.m.). Tali autori in accordo con i nostri risultati, hanno osservato che ninfe e adulti, già abbondanti nel mese di marzo, presentano una crescita fino a fine maggio, periodo di massimo rischio, per poi decrescere a luglio, pur mantenendosi a livelli elevati, e ad agosto.

Le larve, invece, comparse ad aprile, influenzano le variazioni della popolazione di zecche con un secondo picco nel mese di settembre. Inoltre le zecche sono ancora attive nel mese di dicembre. Nell’analisi dell’abbondanza per area campione si evidenzia nettamente la predilezione delle zecche per gli ambienti boschivi.

Studi condotti nella provincia di Trento si sono proposti di determinare il rischio potenziale di trasmissione di Malattia di Lyme con iniziale riferimento alla distribuzione, densità e preferenze ambientali di Ixodes ricinus (Rizzoli et al 2000). La probabilità di presenza è risultata maggiore in corrispondenza di territori con altitudini inferiori a 1000 metri s.l.m. e con vegetazione caratterizzata dalla presenza di querceti ed orno – ostrieti. In tutte le aree campione le zecche sono risultate positive con valori di prevalenza, studiata attraverso estrazione ed amplificazione del DNA mediante PCR, compresi tra 6 e 20%. E’ stata riscontrata una correlazione positiva tra prevalenza di infezione e densità di zecche, e tra densità di caprioli e prevalenza di infezione.

In Friuli-Venezia Giulia, in un’area del Carso triestino, sono state monitorate mensilmente, nell’arco di un anno, diverse stazioni di raccolta per valutare il rischio d’infezione di Ixodes ricinus da Borrelia burgdorferi, e contemporaneamente valutare le zone di preferenza dei parassiti. La dolina è risultata essere il l’habitat preferito, seguito dal prato non sfalciato, dalla pineta d’impianto e infine dal prato sfalciato. Attraverso l’impiego di PCR è stato riscontrato che la prevalenza di infezione da Borrelia burgdorferi poteva variare dal 38% nelle doline, allo 0% nel prato sfalciato, al 35% nella pineta, al 29% nel prato non sfalciato (Cinco 1997).

In sostanza si può affermare che l’uso della PCR per la ricerca di Borrelia burgdorferi in Ixodes ricinus consente l’amplificazione di differenti regioni del DNA delle zecche e dei batteri da essi veicolati. Nonostante i limiti di sensibilità, la mancanza di standardizzazione e l’impossibilità di stabilire il grado di infezione (Grignolo 2000), tale metodo può essere considerato efficace nella determinazione della specie di Ixodidae da noi presa in considerazione, e nella determinazione qualitativa della presenza di Borrelia in tali parassiti. Nelle nostre mani, vista la numerosità dei campioni da analizzare, l’uso di questa tecnica di biologia molecolare ha permesso di svolgere rapidamente e a costi relativamente contenuti tutte le indagini programmate. Tale lavoro sarebbe stato sicuramente più dispendioso e lungo se avessimo usato tecniche colturali o microscopiche, sia in campo scuro che in immunofluorescenza (Gustafson 1989).

Lorenza Scoma
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Si può dire molto di Lorenza Scoma, ma per lo meno è persuasiva e disinteressata, naturalmente è anche protettiva, allegra e leader, ma sono contaminati e mescolati con le abitudini di essere privi di tatto. la sua natura persuasiva, però, è ciò per cui è spesso ammirata. Spesso le persone contano su di loro e sul suo atletismo ogni volta che hanno bisogno di tirarsi su. Nessuno è perfetto naturalmente e Lorenza ha anche degli stati d'animo e dei giorni marci. la sua natura sconcertante e la sua natura pomposa causano molte lamentele, sia personalmente che per gli altri. Fortunatamente il suo altruismo assicura che non è il caso molto spesso.

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